In bilico tra cenere, incenso, ferro e un frutto fresco e dolcissimo allo stesso tempo, piuttosto “borgogneggiante”. Agile, arioso, con tutta l’energia salina del vulcano inglobata in un sorso finissimo, di nuovo il frutto succosissimo ad addolcire lievemente e un caleidoscopio di rimandi balsamici e fumè in retro-olfatto. Un vino eccezionale che, insieme al Piano delle Colombe di Girolamo Russo, figura tra i più grandi rossi etnei assaggiati da me quest’anno









