Il Pinot Nero di Sandro Wyss, enologo che lavora in un’azienda più grande e produce per sé stesso poche centinaia di bottiglie da una parcella di un meno di un ettaro ad Azmoos, paese a due passi da Germania e Austria, coltivata in regime biodinamico. Si serve senza problemi alla temperatura di un bianco e sprigiona un tripudio di frutti rossi di ogni sorta, amplificati da un pizzico di volatile e incorniciati da tocchi ariosi di fragola, cipria e incenso, un accenno vegetale legato a un 5% di grappoli vinificati senza diraspatura. Spigliato, goloso, non ha i chiaroscuri della Borgogna, ma la fluidità di beva è disarmante e l’eleganza tutto meno che sconta. Va giù con estrema leggerezza, un po’ come un buon Poulsard, ma con più finezza ed equilibrio, respiro balsamico e floreale di fondo e rimandi a ribes e arancia sanguinella a siglare la chiosa









