Elegantissimo e sussurrato, con un velo di erbe officinali e mentolo su sfondo di ibisco, mirtilli maturi e cassis, legno di cedro e un accenno di tostatura (che ricorda più uno specialty coffee che il solito espresso sbruciacchiato!). Parte in sordina e poi esplode in bocca tra frutto succosissimo e stratificato, soffi balsamici e di grafite che danno ampiezza, tannino di puro velluto e acidità guizzante, un’idea lieve di sottobosco e una punta di spezia da rovere a siglare un finale sontuoso, che cambia un po’ ad ogni sorso. Assaggiato di fianco alla 2017, ovvero l’ultima annata in commercio, ci è sembrato addirittura più profondo e persistente. L’azienda lo propone in degustazione a stampa e trade, ma da anni non vende più i suoi vini en primeur. Bisognerà aspettare sette anni per vederlo in commercio.









