Il miglior vino assaggiato in sala e uno dei più completi mai sfornati da questa piccola grande azienda di culto: severo e allo stesso tempo elegante, con profumi di erbe balsamiche, liquirizia, tarocco siciliano, ribes, qualche accenno terragno sullo sfondo. Non esuberante, ma ipnotico. Succoso e suadente in apertura, poi più mordente; sicuramente spostato sulle durezze, ma di rara precisione e compostezza, con un finalmente interminabile. L’assaggio di un pazzesco Rosso di Montalcino 2014 dello stesso produttore fa pensare che questo qui, a occhio e croce, andrebbe stappato nel 2054. Ma chi non ha paura del tannino può goderselo da subito.









