Le impressioni sul Barolo dell’annata 2022 rimangono sempre in chiaroscuro. Da grandi Langhe a oggi, qualche vino ha acquistato un minimo di equilibrio e profondità, ma rimangono i limiti legati a un’annata estremamente complessa da gestire. A partire da cenni di surmaturazione o, al contrario, note verdi e tannini sgarbati che lasciano intuire una maturazione non perfetta. Certo, qualche big è riuscito a ricavarne comunque qualcosa di interessante: per esempio Claudio Fenocchio di Giacomo Fenocchio, produttore storico che vanta un approccio molto classico e trasparente e un parterre di vigne decisamente invidiabile.
In una breve incursione in Langa di metà settembre – dove ho trovato già oltre la metà dei filari vendemmiati – ho assaggiato i suoi quattro cru 2022. E a sorprendermi è stato il meno quotato, ovvero il Castellero, vigneto vinificato da soli quattro produttori, peraltro con una differenza di esposizione significativa di parcella in parcella. Quella di Claudio guarda ad est e, anche per questo, ha dato un vino di integritá straordinaria, che non rinuncia alla parte “ruffiana” e “sexy” – quasi una gelatina di fragola – della parte tortoniana, ma senza cedimenti e con un sottofondo terroso e animale di bello spessore. La bocca è ampia, articolata: già pronta, ma non evoluta, anzi dotata di nerbo e salinità che danno ritmo e ne garantiscono la tenuta. Difficile scegliere tra lui e il Bussia 2022: più sobrio nei profumi, ma sempre rigoroso, preciso, di grande stoffa. Il Villero è piacevolissimo da bere subito, mentre Cannubi mostra più chiaramente i limiti dell’annata e della vigna, sfavorita dai suoni sabbiosi in stagioni particolarmente siccitose.
Abbiamo assaggiato anche i 2023 dalle stesse vigne, che sono in una fase ancora embrionale, ma evidenziano ben altra stoffa. In questo caso è il classico duetto Cannubi – Bussia a convincere di più, anche se ancora presto per dare giudizi definitivi. Sicuramente, però, è un millesimo che, per quanto caldo, non ha avuto i problemi di siccità e di arresti della ‘22. Potrebbe mancare la profondità della grande annata, ma a livello di grazia e delicatezza lo scarto è notevole.








