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Patuanelli ammette che il DPCM favorisce i supermercati e chiede sacrifici alle enoteche

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L’asimmetria c’è, ma sarebbe “giustificabile”. Lo lascia intendere il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli nella discussione dell’interrogazione parlamentare presentata dalla Lega.

Il ministro, però, minimizza, e sostiene che si è voluta scegliere questa opzione per evitare gli assembramenti, che, a suo dire, possono avvenire più facilmente davanti a un’enoteca piuttosto che davanti a un supermercato.

E’ una risposta che suona come una chiusura totale all’appello delle associazioni, Vinarius in primis, le quali hanno cercato in tutti i modi di far capire al governo che è assolutamente scorretto bloccare l’intero codice ATECO 47.25, anche perché, così facendo, si erode il fatturato delle attività e si vanno a danneggiare esercizi che non hanno assolutamente nulla a che fare con gli assembramenti indicati dal ministro. Parlo, ovviamente, delle enoteche che lavorano solo con l’asporto, davanti alle quali nessuno si sognerebbe mai di stappare bottiglie e creare assembramenti. A loro il governo chiede comunque di “rallentare l’attività”. E’ un’imposizione, una richiesta di ulteriori sacrifici difficile da digerire, perché la situazione del comparto non è affatto florida, e il problema ancor più grave è che a risentirne maggiormente saranno le piccole aziende vinicole già stremate dalla serrata del canale Ho.Re.Ca.

Questo il testo integrale dell’intervento:

“Grazie, Presidente, e ringrazio gli onorevoli interroganti. Innanzitutto, credo che tutto il Governo in questi ormai undici mesi in cui abbiamo affrontato la pandemia ha dovuto spesso fare scelte difficili; qualche volta sono state scelte giuste, qualche volta sono state probabilmente scelte che potevano essere fatte in modo diverso.

Posso assicurarvi che, da parte mia, essere Ministro dello Sviluppo economico in un periodo di pandemia è quasi un ossimoro e ho dovuto vedere la chiusura di attività – cosa che non avrei mai voluto nella mia esperienza, a prescindere dal ruolo politico – vedere da Ministro dello Sviluppo economico attività obbligate alla chiusura per quel principio di precauzione che nella sanità è fondamentale; ma ritengo che ci sia anche un legame stretto tra l’economia e la sanità, perché ormai dopo un anno si trasferisce da un problema prettamente sanitario a un problema sociale, di tenuta sociale, e quindi anche di salute delle persone. La salute non è soltanto se si ha o meno un virus, è anche le condizioni in cui viviamo.

Quindi, io comprendo al cento per cento anche le manifestazioni – come posso dire?- in cui le associazioni di categoria o anche i singoli pubblici esercizi manifestano la loro difficoltà. Cerco sempre di capire fino a quando dobbiamo alzare l’asticella delle limitazioni, in accordo ovviamente con la cabina di regia istituita il 30 aprile del 2020, che anche in questo senso è stata attivata proprio per il nuovo DPCM, che ha segnalato l’esigenza di introdurre misure ancora più restrittive rispetto agli assembramenti, che molto spesso avvengono e avvengono ovviamente più facilmente fuori da un’enoteca piuttosto che fuori da un supermercato. Cito un caso recentissimo che purtroppo è avvenuto qualche giorno fa nella mia città, tra l’altro. Un esercente è stato sanzionato perché, al di fuori del suo locale, dopo l’orario di chiusura, quando poteva ancora fare asporto, si sono fermate molte persone e lui ha detto: “Ma io cosa posso farci? Non posso mandarli via dal marciapiede o dalla strada”. Quindi, è evidente che la ratio di questo provvedimento, in accordo appunto con il Comitato tecnico scientifico, con la cabina di regia, è proprio quella di evitare tutti i possibili assembramenti, anche al di fuori di un’enoteca o di un locale commerciale che vende per asporto bevande alcoliche e non alcoliche. Il nostro contributo in questo percorso è quello di aver richiesto che fosse il codice prevalente, il 47.25, perché altrimenti abbiamo probabilmente creato una asimmetria nella concorrenza, ma preferivamo che qualcuno potesse continuare a lavorare perché non dava la possibilità di assembramento, mentre qualcun altro, ancora per qualche settimana, potesse rallentare la sua attività. Su questo tema, ovviamente, sullo scostamento che è oggi alla Camera e che riteniamo costituisca un passaggio importante, con l’approvazione di questo scostamento, avremo modo di utilizzare 32 miliardi di risorse aggiuntive a sostegno delle attività che hanno sofferto per le loro chiusure. Su come utilizzare questi soldi, io credo che dovrà esserci un grande confronto parlamentare, perché assieme dobbiamo trovare le risposte più adeguate per queste persone in difficoltà.”

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