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Mulini di Segalari: il lato selvaggio, rurale di Bolgheri

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Mulini di Segalari

Località Felciaino 115/a

57022 Castagneto Carducci (LI)

In un contesto come quello bolgherese, che è fatto di produttori dai nomi blasonati e di vini “status symbol”, si inseriscono e resistono piccole realtà familiari, puntiformi, residui e rinascita di una civiltà rurale che vedeva nei mulini, nei casali e nell’agricoltura contadina e diversificata la sua massima espressione.

Dopo numerose sortite in quel di Bolgheri, decido di visitare questa piccola azienda di cui avevo sentito parlare in precedenza, ed è come un tuffo nel “passato”, dove per passato intendo l’accezione più nobile del termine. I due coniugi proprietari dell’azienda, la Dott.ssa Marina Tinacci Mannelli, architetto, ed Emilio Monechi, agronomo ed enologo, originari di Firenze, decidono di stabilirsi nella collina di Segalari nel 2002 e recuperare da una natura disordinata e selvaggia quel poco che c’era di ancora esistente: un “mucchio di sassi”, che poi ha dato il nome ad uno dei loro vini.

Mulini di Segalari rimanda alla presenza di un complesso di mulini settecenteschi, mossi dall’acqua di un torrente che scorre vicino ai vigneti e che, tra l’altro, va attraversato per arrivare in azienda.

In questo luogo selvaggio è nata la pazza idea di fare viticoltura da terreni abbandonati, da ruderi diroccati, da una natura rigogliosa e apparentemente indomabile. E la signora Marina, che mi ha accolto con il tipico calore toscano, è la più pura espressione di questo territorio…. una vera forza della natura!

Oggi si contano 3,3 ettari di vigneti, situati oltre il primo crinale dal mare, nella fascia collinare di Segalari, caratterizzata da terreni variegati, di matrice sassosa e con argille dalle colorazioni che tendono al rossiccio. Del resto il territorio di Bolgheri, pur nella sua limitata estensione, risulta meno omogeneo di quanto si pensi, con la strada Bolgherese a fare da sorta di spartiacque tra un settore orientale, a monte della stessa, prettamente collinare ed uno occidentale, pianeggiante, che si protende verso il mare.

IN VIGNA E IN CANTINA

I vigneti si sviluppano tutt’intorno al corpo dell’azienda, ad un’altitudine compresa tra 90-120 m slm., con esposizione sud-ovest. La loro prerogativa fondamentale è l’essere perfettamente inseriti nel contesto paesaggistico, che è fatto anche di boschi, oliveti e corsi d’acqua che hanno un’importante funzione termoregolatrice.

I filari seguono l’andamento naturale dei terreni, a cavalca poggio. In questo modo si ottimizza l’illuminazione del sole all’interno della vallata. Le viti, circa 5700 ceppi per ettaro, sono allevate a cordone speronato, guyot e ad alberello.

Fin dalla nascita del progetto, nonostante le difficoltà di tirare su un’azienda dal nulla, Marina non ha accettato compromessi! L’idea alla base di tutto è quella di assecondare la natura, intervenendo il meno possibile in vigna e lasciando libertà di espressione alle piante in simbiosi con l’ambiente circostante.

Bisognava distinguersi nel panorama bolgherese ed è così che l’azienda è nata biologica. Tra le vigne si mantiene l’inerbimento per creare la giusta competizione tra le viti e si ricorre alla pratica del sovescio per la fertilizzazione. Era inevitabile che da un approccio così naturale si passasse, in maniera quasi spontanea, ad una conduzione biodinamica di queste vigne-giardino!

Mulini di Segalari è stata la prima azienda della Doc Bolgheri ad ottenere certificazione biologica di ICEA nel 2012 e anche la prima a ottenere quella biodinamica da parte di Demeter nel 2017.

Sul fronte dei vitigni, quelli rossi sono i classici della denominazione: principalmente Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot, Sangiovese, ma anche Ciliegiolo e Pugnitello. I vitigni a bacca bianca sono, invece, Vermentino, Incrocio Manzoni e Viognier.

In cantina la filosofia aziendale, come mi dice Marina, è chiara: creare vini eleganti, bevibili, senza eccessive sovrastrutture e condizionamenti dovuti all’affinamento e soprattutto con un giusto equilibrio alcolico e gustativo. La vendemmia è rigorosamente manuale, con la scelta dei grappoli migliori in funzione del livello di maturità di ogni vitigno. Si utilizzano solamente lieviti indigeni e le macerazioni avvengono in fermentini di acciaio. L’affinamento, a seconda della tipologia di vino, si svolge in contenitori di acciaio, botti di rovere e anfore di terracotta. L’illimpidimento avviene per decantazione e quindi non si effettuano filtrazioni.

Assecondare i cicli della natura e svolgere le attività in vigna ed in cantina nel loro pieno rispetto non significa rinunciare alla tecnologia. Marina mi racconta, infatti, che sono in corso degli studi effettuati con droni per la mappatura dei singoli filari. L’obiettivo è comprendere lo stato di salute del vigneto attraverso immagini ad infrarossi per intervenire dove occorre ed ottenere una maturazione ottimale di ogni grappolo.

GLI ASSAGGI

Bolgheri Vermentino “Un po’ più su del mare” 2019

Vermentino quasi in purezza, con piccole aggiunte di Incrocio Manzoni e Viognier, entrambi macerati sulle bucce per alcuni giorni. L’affinamento avviene in giara di terracotta da 500 litri per circa 6 mesi. L’aspetto che colpisce maggiormente è la sottile mineralità, sapida, decisamente marina che rimanda immediatamente alle brezze che spirano dal Tirreno. Un vermentino diretto, godibile, che si completa con leggere note erbacee, di erbe aromatiche e un agrume mai invadente.

Punteggio: 90/100

Bolgheri Rosato Ai confini del Bosco 2019

Meno di mille bottiglie di questo rosato di un colore tendente al cerasuolo brillante. Prodotto con le prime uve di Merlot, Syrah e Petit Verdot raccolte durante la vendemmia allo scopo di mantenere e valorizzare la freschezza e l’acidità del vino. Anche qui si ritrova il filo conduttore di una nota minerale salina, sulla quale il vino fa giustamente leva, senza mettere in secondo piano il buon equilibrio tra dolci note floreali e un frutto croccante di melograno e lampone. Decisamente piacevole, considerati i rosati della denominazione.

Punteggio: 89/100

Costa Toscana Rosso Soloterra 2018  

Un Sangiovese a Bolgheri e, come sostiene Marina, un Sangiovese quasi da spiaggia! Un vino che punta decisamente sulla freschezza, atipico rispetto ai vini che si è soliti assaggiare in questo territorio e non solo per il vitigno utilizzato. Colpisce anche in questo caso la nota sapida, accompagnata da un tocco balsamico, fresco, a fare da cornice a sentori di frutti rossi, ribes, leggere note floreali e una piacevole speziatura. Un sangiovese senza pensieri ma non banale! Il vino matura in giare di terracotta da 500 litri. Le giare, realizzate con l’argilla dell’Impruneta, hanno uno spessore di oltre tre centimetri e non sono nè vetrificate, nè incerate. La naturale porosità della terracotta determina una costante micro-ossigenazione, la forma ad uovo dinamizza la massa del vino.

Punteggio: 87/100

Bolgheri Rosso “Ai Confini del Bosco” 2018

 Il Bolgheri rosso di entrata. Il blend viene creato dopo almeno 6 mesi dalla vendemmia, in relazione alle caratteristiche climatiche dell’annata e dell’espressione del vitigno. L’annata 2018 poggia su un’ossatura fornita dal Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc per circa il 45% e Merlot per un 35%. Il resto è assicurato da Petit Verdot e Syrah. In questo rosso bordolese più che la struttura si vuole mettere in evidenza l’eleganza e il bilanciamento tra la componente fruttata scura, di mora, lampone e le note balsamiche. La persistenza è buona e trovo anche una discreta mineralità, per un vino che può essere tranquillamente definito come il biglietto da visita dell’azienda!

Punteggio: 89/100

Toscana Rosso Mucchio di Sassi 2006

Il nome del vino deriva dalle parole con le quali la figlia dei proprietari descrisse le condizioni in cui si trovavano i mulini agli inizi degli anni 2000: semplicemente “un mucchio di sassi”. Si tratta del primo vino prodotto dall’azienda, da vigne che all’epoca avevano circa 3 anni. Un Sangiovese un po’ cupo, trattenuto, al quale sicuramente non manca la personalità, ma che difetta di quell’equilibrio che caratterizza i vini di Mulini di Segalari prodotti in tempi più recenti.

Punteggio: 86/100

Bolgheri Superiore Mulini di Segalari 2017

Composto solo dalle uve migliori dei vigneti più vocati e affinato in botti di rovere da 10 hl per oltre 18 mesi. E’ un cavallo di razza: non ha nulla invidiare ai nomi più blasonati della denominazione. Anche in questo caso la chiave di lettura è la ricerca dell’equilibrio: un vino potente e profondo, ma allo stesso tempo delicato. Si distacca per molti aspetti dal canone della zona: è privo di condizionamenti dovuti dal legno e svela una piacevole freschezza che fa sì che non sia stancante. E’ sicuramente un po’ giovane, ma ha elevate prospettive future.

Punteggio: 92/100

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