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Le Fraghe: i Bardolino green della presidente FIVI

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Quando si pensa al Veneto enoico, nella maggior parte dei casi, la prima cosa che viene in mente sono le bollicine di Conegliano Valdobbiadene o i rossi strutturati della Valpolicella, ma la realtà regionale è assai più sfaccettata e regala alternative ugualmente interessanti e con altrettanta storia.

In questa categoria rientra, senza alcun dubbio, la denominazione Bardolino, famosa tanto per il Chiaretto quanto per il suo rosso frutto dell’assemblaggio di corvina e rondinella, uve tipiche di tutto il veronese.

La Banca del Vino di Pollenzo ha dedicato al Bardolino l’evento del 20 ottobre e per parlare di questa regione vitivinicola non poteva scegliere alfiere migliore di Matilde Poggi, presidente della FIVI al terzo mandato e, soprattutto, vignaiola a capo dell’azienda Le Fraghe, che, con l’aiuto del moderatore Gianpaolo Giacobbo, ha raccontato la storia e il potenziale di questo territorio.

La zona del Bardolino ha vissuto fasi alterne: se infatti tra gli anni cinquanta e settanta del secolo scorso questo vino veniva annoverato tra i grandi prodotti dell’enologia italiana, il boom di turismo straniero che ha investito il lago di Garda dagli anni ottanta ha “impigrito” i produttori della zona, che non necessitavano un costante e continuo miglioramento per poter vendere il proprio vino.

Oggi la tendenza è cambiata e molte aziende di questa zona lacustre stanno investendo energie e risorse per recuperare quel blasone da troppo tempo offuscato.

Le Fraghe, realtà storica della zona del Monte Baldo, prende il suo nome dal vigneto attiguo alla cantina che, dopo pochi anni dal passaggio al biologico, si è spontaneamente riempito di fragole selvatiche (fraghe in dialetto) di cui si era persa traccia per tutto il periodo di gestione convenzionale.

Anche se per Matilde quella del 2020 è stata la trentaseiesima vendemmia, il suo percorso è ancora in divenire; nonostante sia sempre stata più fedele alla tradizione piuttosto che ai trend di mercato, la filosofia di Matilde è stata per molti aspetti pionieristica, come ad esempio per l’introduzione, già nel 2008, del tappo a vite per il bianco e il chiaretto. In vigna, come già accennato, l’approccio biologico è ormai certificato da anni e anche in cantina si cerca di ridurre gli interventi al minimo.

La degustazione si è aperta con due Chiaretti dal colore scarico e brillante. Questa tonalità, ottenuta con un contatto di appena sei ore con le bucce, è la firma di Matilde che ricerca la perfetta coerenza tra occhio, naso e bocca. A seguire è stato servito il Bardolino 2019 e poi tre annate del cru Brol Grande.

Gli assaggi

Bardolino Chiaretto 2019

Figlio di un’annata fresca che ne giustifica l’acidità sostenuta. Presenta al naso note speziate e fruttate, su tutte lampone e fragoline di bosco. Il sorso è dritto, minerale e rinfrescante.

Punteggio: 87/100

Bardolino Chiaretto 2018

Mostra una componente materica più evidente e una complessità maggiore dovuta all’anno in più in bottiglia. Il primo naso ricorda erbe aromatiche come rosmarino e timo, che lasciano poi spazio a ribes e fragolina. Forse non quel che si cerca da un rosato spensierato.

Punteggio: 87/100

Bardolino 2019

Blend di 80% Corvina e 20% Rondinella. Esprime aromi penetranti di pepe, lampone e ciliegia e offre una beva agile, minerale, conseguenza diretta del terreno morenico.

Punteggio: 88/100

Bardolino Brol Grande 2018

Il Brol Grande è quello che i cugini francesi chiamerebbero “clos monopole”: un vigneto cinto da mura interamente di proprietà dell’azienda. La prima delle tre annate è l’unica delle tre ad aver fatto l’affinamento in cemento. Forse ancora giovane, leggermente ritroso, è comunque perfettamente in linea con lo stile dell’azienda.

Punteggio: 87/100

Bardolino Brol Grande 2013

Al contrario del precedente, è stato affinato in botte grande. Elegante, complesso, speziato, dimostra come il bardolino non tema la prova del tempo.

Punteggio: 88/100

Bardolino Brol Grande 2016

La 2016, annata generosa, contraddistinta nel periodo immediatamente precedente alla vendemmia da giornate molto calde e notti fresche, è stata scelta per concludere la serata. Un vino dalla forte personalità, in bocca avvolgente, tridimensionale ed estremamente minerale. Come la ‘13 ha svolto il suo affinamento in legno.

Punteggio: 89/100

Il paragone con la vicina Valpolicella è, per certi versi, inevitabile, sia per i pochi chilometri che separano queste due zone sia per le uve utilizzate, ma queste due realtà non potrebbero essere più diverse. Le Fraghe è l’esempio lampante di come il bardolino possa essere un vino libero, spogliato da qualsiasi opulenza, ma nonostante questo perfettamente in grado di emozionare. Quelli di Le Fraghe, poi, sono tali e quali a Matilde Poggi: eleganti, diretti, veri.

Le Fraghe

Via Colombare 3, 37010

Cavaion Veronese (VR)

Visite in cantina: si, su prenotazione.

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