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La Borgogna di Giancarlo Marino tra biodinamica e lutte raisonneè

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Vinoforum è forse l’evento del vino più importante che si svolge nella capitale e ci ha abituati di anno in anno alle sue Top Wine Tasting. Anche quest’anno, l’anno del Covid, le degustazioni sono state notevoli. Tra le tante Top Wine Tasting ce n’era una che aspettavo con grande desiderio:

 “LA MAGIA DELLA BORGOGNA NARRATA DA GIANCARLO MARINO”

Giancarlo Marino, detto Il Magister, è uno dei più importanti esperti italiani di Borgogna, tanto da essere considerato il responsabile dell’innamoramento di Armando Castagno nei confronti di questo territorio così piccolo eppure così affascinante. Avvocato di professione, si è appassionato ai vini di questa terra nel corso di un viaggio, e da quel momento ha cominciato a diffonderne la conoscenza e a distribuire piccole aziende che, altrimenti, non sarebbero mai arrivate in Italia.

Ci servono dello Champagne come welcome drink mentre Giancarlo inizia ad introdurre la Borgogna. Un brevissimo accenno generale, visto che i presenti sono tutti del settore. Gli assaggi della sera ci fanno viaggiare nel territorio borgognone in lungo e in largo, mostrandoci quanto possano essere sorprendentemente diverse le sue vigne e i suoi suoli geograficamente vicinissimi, a volte confinanti, ma distanti nel gusto.  La magia in questa lingua di terra chiamata Cote d’Or sta proprio nel complesso puzzle del suolo e sottosuolo con la sua variegata conformazione e composizione geologica e chimica. Nel giro di pochi metri cambia tutto!

vista di una vigna della Borgogna

 In assaggio ci sono un bianco e un rosso di Santenay, un bianco di Chassagne, due rossi di Pommard e due rossi di Vosne Romanee. Cominciamo con Santenay, che è considerato un villaggio minore nella Borgogna. I vini di David Moreau, piccolo vigneron, ci regalano equilibrio e purezza; sono un pochino flebili in termini di struttura, ma molto piacevoli. Giancarlo elogia tutti i produttori di questo villaggio per aver rispettato la storica divisione delle vigne fatta secoli addietro: Chardonnay e Pinot Noir hanno mantenuto le stesse, identiche posizioni.

Questo non è avvenuto, per esempio, a Chassagne Montrachet, dove, per compiacere il mercato, molti vigneron hanno deciso di reimpiantare i vigneti a Chardonnay anche nelle vigne che storicamente erano vocate a Pinot Nero. Lo Chassagne Montrachet in assaggio, però, proviene da una vigna da sempre vocata a bianco: precisamente 1er Cru Maltroye di Domaine Heitz-Lochardet. Giancarlo ci tiene molto a sottolinearlo e spiega che una delle differenze in degustazione tra uno Chardonnay che proviene da vigna vocata a bianco e uno da vigna in passato piantata a rosso sono le note fruttate: quelle di frutta tropicale sono molto più accentuate in nel secondo caso, mentre nel primo il frutto è meno percettibile, più elegante e questo è un pregio assoluto secondo lui.

A Pommard, invece, passiamo a Rossi con uno stile leggermente piu foxy, ed è qui che Gianfranco ci fa notare la vera magia della Borgogna. I vini, pur provenendo da vigne vicine, sono vini completamente diversi. Sicuramente ci sono dei fil rouge – per esempio, la struttura, la profondità terrosa – ma sembrano quasi figli di due galassie diverse.

Concludiamo con i vini del villaggio più celebre: Vosne Romaneè. A Vosnè Romanee il Pinot Noir esibisce una maggiore eleganza e allo stesso tempo una maggiore potenza. Questo in linea di massima: anche qui le differenze tra una vigna e l’altra possono essere enormi.

In Borgogna si fa vino naturale… se la natura lo permette

 “Cette lutte peut se résumer ainsi : le bon produit, la bonne dose avec le bon appareil, au bon moment. Si les moyens utilisés sont les mêmes que pour la lutte chimique d’assurance, ils sont utilisés de manière plus raisonnable.” (Dico du Vin)

La chiamano “lutte raisonneè”, ed è un modo di produrre vino molto pragmatico. In poche parole, se l’annata lo consente, i vigneron di Borgogna non aggiungono nulla né in vigna, né in cantina. Se, invece, l’andamento non è buono, ricorrono alla chimica – con moderazione – per portare il vino a casa. Ovviamente c’è anche fa chi biodinamica o naturale vero e proprio – per esempio due dei tre domaine in degustazione – ma l’idea che tutti i piccoli vigneron di Borgogna siano naturali non è proprio esatta. Sicuramente si tratta di produttori artigianali, ma la maggior parte ricorre a piccoli aggiustamenti nelle annate più infelici.

Borgogna , vigna

I domaine in degustazione

Domaine David Moreau: Giovane vigneron con vigne a Santenay, ha fatto un apprendistato dal mito assoluto della Borgogna: il Domaine de la Romaneè Conti. In vigna David segue i principi della “lutte raisonneè” e in cantina lavora meticolosamente per produrre vini precisi e puri.

Domaine Heitz-Lochardet: questo domaine esiste da 150 anni, ma fino al 2011 le uve venivano in gran parte vendute ai negociant. La nuova generazione della famiglia ha scelto di adottare la biodinamica e di produrre tutto in proprio. Una delle particolarità del loro metodo di vinificazione è l’utilizzo del grappolo intero.

Domaine Bruno Clavelier: Storico produttore di Vosne, Bruno Clavelier è stato tra i primi a rinunciare ai fertilizzanti chimici negli anni 70′. Oggi in vigna utilizza metodi biodinamici, ma non ha la certificazione. Al contrario di Heitz-Lochardet questo produttore usa solo una piccola parte di raspi. Infatti i suoi vini sono più giocati sull’eleganza che sulla struttura.

la-borgogna-di-giancarlo-marino-tra-biodinamica-e-lutte-raisonnee

Gli assaggi

William Saintot – Champagne Millesime Premier Cru 2012


Un blanc de Noirs dalla Vallee de la Marne come aperitivo mentre Giancarlo parla. Il colore è dorato, brillante, la bollicina fine. il bouquet si esprime attraverso note di gesso, piccola pasticceria, miele di acacia e fiori secchi. Al palato la sua provenienza da Premier cru si fa riconoscere con una bollicina fine ed elegante che cede il passo alla vibrante freschezza. La chiusura è sufficientemente lunga su toni di frutta secca

89/100

Domaine Heitz Lochardet – Chassagne Montrachet blanc 1er cru La Maltroye 2017


Sorprende per la brillantezza del suo colore paglierino mediamente intenso. Al naso la sua espressione è mite, ma non per questo viene meno al suo dovere di emozionare l’ annusatore. Predomina la nota minerale che lascia pochissimo spazio a note di frutta a polpa bianca, spezie dolci, vaniglia, incenso. In bocca rivela in tutta la sua potenza: avvolge e sorprende con una spalla acida che ne sorregge la struttura e produce salivazione. Lineare, puro, chiude su note ammandorlate.

92/100


Domaine David Moreau – Santenay blanc 1er cru Beaurepaire 2016


Il colore è evoluto, dorato e brillante. Al naso esprime note didattiche: burro e fiori di campo con leggeri accenti di pesca tabacchiera matura e spezie dolci. In bocca freschezza e sapidità si alternano a passi di walzer veloci. Peccato che sia un po’ corto…


89/100

Domaine David Moreau – Santenay rouge 1er Cru Clos Rousseau 2017


Un naso meno espressivo ed elegante. È un vino che però esplode in bocca con note fortemente ematiche, frutti rossi maturi ed un accenno foxy che completa e diverte. Tannini morbidi.

90/100


Domaine Heitz Lochardet – Pommard 1er cru Clos des Poutures Monopole 2016


Rosso rubino e brillante. Al naso melograno, arancia sanguinella e anguria si aggiungono a note ematiche (probabilmente) dovute al terreno molto ferroso. In bocca è fine, elegante: profila aromi scuri, accenni foxy, tannini che sgomitano un po’. La freschezza chiude il sorso insieme a rintocchi di melograno.

89/100

Domaine Heitz Lochardet – Pommard 1er cru Les Pézerolles 2016

Subito evidenti le note speziate, il pepe nero. Il naso qui è più tagliente, più profondo, coinvolge di più chi sa ascoltarlo. Cenni di fragolina e cipria lo rendono più elegante e completano il corredo olfattivo. In bocca freschezza e sapidità si alternano fino alla chiusura. Il tannino è più evidente, ma anche più fine.

90/100

Domaine Bruno Clavelier – Vosne-Romanée La Combe Brulée 2017

Rubino luminoso alla vista. Il boquet è pulito e preciso e apre su note floreali e di frutta rossa croccante. Il palato è sottile, ma fine. Aromi di lamponi e ribes dominano il sorso che è sorretto da ottima freschezza. Peccato che finisca un po’ troppo presto. Un vino che definirei d’indole femminile.

88/100

Domaine Bruno Clavelier – Vosne-Romanée 1er cru Aux Brulées 2017

Il ventaglio olfattivo qui cambia completamente: è più complesso, svela note più evolute e più scure di cenere, tocchi ematici, mora, lampone, tanta spezia. In bocca l’ ingresso è sobrio ed elegante. Il tannino evidente, ma vellutato, contribuisce insieme agli aromi di frutti rossi maturi a regalare un’esperienza gustativa importante. La sapidità chiude questo sorso eccellente insieme al ritorno fruttato.

91/100

I vini sono distribuiti da Degustate

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