Dopo tanto rosato, proseguiamo con la categoria immediatamente successiva nella scala gustativa e cromatica: quella dei rossi leggeri. Non necessariamente di alcol, ma di estratto, tannino e colore. Quelli che giocano sull’acidità più che sul corpo e che mantengono la freschezza del frutto appena raccolto invece di spingere da subito sull’evoluzione. Spesso affinati solo in acciaio, cemento o al massimo in legno molto grande e poco tostato. Vini che, insomma, funzionano molto bene su una cucina che più o meno ovunque nel mondo punta sempre più sulla leggerezza. Questi sono i tre più interessanti assaggiati dal sottoscritto negli ultimi tempi:


VinB – Terre Siciliane Frappato Zappa e Puta 2024
Sulla carta il Frappato sarebbe uno dei rossi leggeri più promettente, ma c’è una scomoda verità: le etichette che si trovano in giro sono più o meno sempre le stesse. A Vittoria non c’è traccia del fermento di piccoli vignaioli che sta scuotendo e sconvolgendo l’Etna. Questo produttore è un’eccezione, consigliata da lady Frappato Arianna Occhipinti. A dispetto dell’etichetta abbastanza funky, mostra ottima pulizia olfattiva, l’acidità tipica del vitigno abbinata a un frutto molto fresco, qualche tocco speziato e ferroso a dare un minimo di spessore. È un vino trascendentale? Francamente no, ma fa il suo dovere e rappresenta una buona alternativa ai vini base dei soliti “big” del territorio.
90/100
Cavazza – Colli Berici Tai Rosso Corallo 2021
Zona completamente diversa, azienda ben più grande – ma nemmeno grandissima – che opera nei Colli Berici, un territorio del Veneto un po’ sconquassato da una certa confusione produttiva, ma che può riservare belle sorprese, soprattutto sul fronte del Tai Rosso, clone locale di Grenache. Questo vino del Grenache ha tutti gli attributi: la trasparenza cromatica di sicuro, anche il frutto molto vivace che oscilla tra mora e ciliegia fresca, con giusto qualche accenno più scuro sul fondo. Non è un rosso delicatissimo: ha una parte tannica non trascurabile, ma a rendere un senso di finezza e scorrevolezza è la parte aromatica molto chiara ed ariosa. È l’anello mancante tra il vino “glou glou” e lo stile più classico e complesso.
91/100
Gian Luca Colombo – Langhe Pinot Nero 2024
Un incontro fortuito in una cena a tarda sera da CaveOx, sull’Etna, dopo una giornata tutta dedicata al Carricante. Le vigne sono tra Dogliani e Novello; ma, a prescindere dalla loro collocazione esatta, si tratta dell’unica prova di Pinot Nero in Langa che mi abbia convinto negli ultimi anni. Non che l’uva borgognona non riesca a dare risultati interessanti da quelle parti, ma sono sempre vini un po’ burberi, con un tannino più nebbiolesco che tipico di questa varietà (e magari senza lo stesso spessore olfattivo). Qui, invece, abbiamo un frutto d’irresistibile purezza, forse rafforzato dal grappolo intero, insieme a note classiche di peonia, cannella, un accenno orientale. Il tannino c’è, ma perfettamente fuso in uno sviluppo agile, succoso, dannatamente fluido. Lo si potrebbe scomporre in quattro, sondarne i meandri aromatici… se non fosse che la bottiglia vola via troppo in fretta!
93/100








