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Gli italiani non bevono vino a casa: – 87% di vendite con i ristoranti chiusi

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La nicchia degli appassionati rimane fedele al nettare di Bacco anche quando non può berlo in compagnia, ma la maggioranza degli italiani preferisce tagliare i consumi – o puntare su vini più economici – se non può frequentare bar e ristoranti.

E’ quanto emerge dall’analisi di TradeLab: il -37% di vendite di vino nel 2020 è diventato -87% nel primo trimestre del 2021. Pesano sul bilancio delle aziende le zone rosse e arancioni istituite in tutto il paese nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. “Sono dati che parlano da soli – ha sottolineato Sandro Boscaini, presidente di Federvini – e le perdite registrate non sono compensate dalle vendite nel canale della GDO né dal canale e-commerce, sebbene in Italia abbiamo riscontrato una performance promettente: secondo i dati Wine Monitor Nomisma l’e-commerce registra un incremento del 105% nel 2020, rispetto al 2019, per l’acquisto di vino. L’HoReCa resta comunque il canale privilegiato, in particolare per i prodotti di gamma più alta“.

Boscaini ha evidenziato anche la necessità di un piano per le riaperture: “in questo senso stiamo lavorando a una campagna europea volta a sensibilizzare la Commissione a supportare al meglio questi settori che sono stati tra i più penalizzati dalla pandemia. Sul fronte nazionale, invece, stiamo attivando delle alleanze con Federturismo per testimoniare l’interconnessione tra i nostri mondi e valorizzare l’impegno comune a ricominciare in sicurezza”.

Il dato inequivocabile è che, nel nostro paese, il consumo di vino di qualità è strettamente legato alla convivialità, al turismo e all’hospitality. Manca, invece, una cultura del bere bene quotidianamente in casa (con moderazione, ovviamente), forse proprio perché i produttori di dimensioni medie e medio-piccole hanno fatto leva sul boom della ristorazione per espandere il loro business e hanno trascurato il consumo casalingo. Quello del vino buono “per tutti i giorni”, al giusto prezzo, è un trend esistente, ma ancora marginale. L’e-commerce potrebbe rafforzarlo, ma in Italia i volumi delle vendite online, sebbene in costante aumento, sono ancora irrisori rispetto a quelli della GDO, che, purtroppo, applica – salvo rare eccezioni – politiche di pricing estremamente aggressive e difficilmente compatibili con qualunque discorso qualitativo.

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