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Giulia Negri a Serradenari: il futuro del Barolo è qui

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Bosco, vigna, tartufaia. Biodiversità perduta di una Langa sempre più antropizzata.


Per farsi un’idea di com’erano le Langhe quarant’anni fa bisogna oltrepassare la Morra, inerpicarsi sul colle del Bric del Dente e raggiungere la tenuta di Giulia Negri in quel di Serradenari, zona più alta di tutto il Barolo. Ero passato da queste parti nel periodo pre lockdown e mi ero ripromesso di venire a visitarla, perché il posto mi era sembrato bellissimo e dei vini avevo sentito parlare entusiasticamente. Pensate che qualcuno mi ha detto di aver addirittura preferito Serradenari a Monprivato e Bartolo Mascarello in una degustazione comparativa!

Come Chiara Boschis a suo tempo, Giulia è l’unica “Barolo Girl” alla guida di un’azienda che porta il suo nome. La sua storia è decisamente insolita: figlia di Giovanni Negri, giornalista ed ex segretario del Partito Radicale, è nata a Palermo, cresciuta a Roma e ha studiato a Milano prima di trasferirsi nella cascina langarola comprata dai suoi nonni per trascorrerci la pensione. I suoi genitori hanno recuperato la tenuta negli anni della sua adolescenza e in un primo momento l’ hanno affidata a Roberto Cipresso, winemaker giramondo, che ha fatto piantare Chardonnay e Pinot Noir accanto al Nebbiolo. Giulia, però, non ha mai amato i vini prodotti dall’azienda Serradenari in quel periodo, e per questo motivo se n’è andata a fare un apprendistato in Borgogna, per poi tornare e lanciare una sua linea parallela. Nel 2013, ovvero due anni dopo la creazione del brand “Giulia Negri”, i genitori hanno deciso finalmente di lasciarle tutto in mano. In questi sette anni anni al comando di Serradenari, Giulia è riuscita a guadagnarsi i favori della stampa internazionale – che ne parla come della “Next Big Thing” – di una nicchia di appassionati e di importatori di prim’ordine come Kermit Lynch. Se non avete mai sentito nominare né lei, né la sua azienda prima d’ora non vi preoccupate: non siete fuori dal mondo. E’ che il 97% della sua produzione finisce sui mercati esteri!

Dal balcone della cantina si ammira un anfiteatro rivolto verso il Monviso e circondato da un bosco. È un paesaggio assolutamente anomalo per la Langa: non capita quasi mai di non vedere nessun altro vigneto nelle vicinanze. Ovviamente una posizione del genere è salvifica di questi tempi: il bosco, unito all’altimetria, fa si che il Nebbiolo arrivi sempre a maturazione a ottobre inoltrato. “ Sono famosa in zona perché posticipo la vendemmia fino ai morti – mi confessa – quest’anno il Nebbiolo di Serradenari lo vendemmierò dopo il 20 ottobre”.

In vigna

La tenuta si estende per 6,5 ettari e va dai 380 metri degli appezzamenti più bassi ai 563 metri d’altitudine del Marassio, Cru più alto dell’intero areale del Barolo. Le parcelle sono disposte una accanto all’altra, ma, nel giro di pochi metri, il suolo cambia e le uve assumono caratteristiche completamente differenti.

Il vigneto la Tartufaia, così chiamato perché costeggia un bosco dove si va per tartufi, poggia su di un terreno grasso, argilloso che dà vigore alle piante e permette di ottenere uve da Nebbiolo con la buccia abbastanza sottile e parecchia polpa. Giulia ne ricava un Langhe Nebbiolo e un Barolo tipicamente “lamorrese”: fruttato e gioviale, facile da bere dal momento stesso del rilascio. Il Serradenari vero e proprio, invece, poggia su terreni acidi, sabbiosi, dove il terreno è più sottile e la roccia madre è coperta da pochi metri di topsoil. Qui gli acini vengono fuori più piccoli e hanno la buccia più spessa. “Il Serradenari ha un tannino laterale, forzuto” mi spiega Giulia. Marassio, infine, é il gioiello di casa: il frutto della vetta del Barolo. Il terreno è calcareo e alcalino; il vino austero, virile, mordente. Ha bisogno tempo per rilassarsi e scrollarsi di dosso un po’ di grip tannico, ma ha la carte in regola per regalare grandi soddisfazioni nel lungo raggio.

Le chiedo quale sia il suo approccio agronomico. Mi risponde: “abbiamo completato la conversione al biologico quest’anno, ma non é la certificazione la cosa a cui tengo di più. Quel che conta per me è preservare la biodiversità di questo luogo”.

In cantina

Sono due le cantine dell’azienda: la prima, sotterranea, polverosa e buia come una cave borgognona, ospita le barrique nelle quali affinano Pinot Nero e Chardonnay. Nella seconda, invece, ci sono i tini tronconici per la fermentazione e le botti grandi per il Barolo. “ Non sono mai stata una fan del Chardonnay delle Langhe e, infatti, volevo smettere di produrlo. Negli ultimi anni, però, ho avuto modo di andare più volte in Borgogna e confrontarmi con Pierre Yves Colin Morey, che mi ha aiutato a scegliere i legni giusti. Una caratteristica fondamentale di questo vino è che trascorre tutto il suo affinamento sui lieviti, ma non fa batonnage, perché non voglio un gusto troppo rotondo”. Anche per il Pinot Noir ha dovuto sviluppare un protocollo molto specifico. “ All’inizio lo facevo nello stesso modo del Barolo, ovvero con vendemmia a ottobre e macerazione lunga. Usciva fuori un vino buono, ma che di tutto sapeva tranne che di Pinot Nero. Adesso lo raccolgo prima e lo tengo sulle bucce per 15-18 giorni”.


Potrei essere tacciato di sessismo quando dico che tutti i suoi hanno un’ allure femminea, cosmetica, ma penso che la finezza e la soavità aromatica siano gli elementi sui quali Giulia fa forza. “ Sul Nebbiolo da Barolo effettuo macerazioni lunghissime: fino a 50-60 giorni. In questo modo non ottengo una semplice estrazione, ma un’infusione delicata. I tini tronconici mi aiutano molto, perché fanno si che si crei un cappello di bucce meno spesso”. Ovviamente la fermentazione viene gestita in maniera tradizionale, ovvero senza aggiunta di lieviti, e l’affinamento avviene, come da prassi consolidata in secoli di vinificazioni, in botti grandi di rovere francese e di Slavonia. Solo il Langhe Nebbiolo e la Barbera, unico vino prodotto con uve acquistate, vengono filtrati. Tutti gli altri subiscono solo leggere chiarifiche. “ Gli importatori approvano la mia decisione di non filtrare il Barolo. Kermit Lynch in particolare non lo acquisterebbe se lo filtrassi, perché secondo lui la filtrazione spoglia il vino.”

Gli assaggi

Langhe Chardonnay 2019 (Da botte)

Profilo già cristallino in questa fase embrionale: naso borgogneggiante, giocato tra pesca noce, mandorla tostata, burro e ricordi minerali. Sorso tonico, dinamico, per niente stereotipato. Questa è l’ultima annata fermentata con lieviti selezionati: dal 2020 farà fermentazione spontanea. “ Ho aspettato fino ad ora perché non volevo che i lieviti del Nebbiolo interferissero e venisse fuori qualcosa di strano”.

92-94/100

Langhe Pinot Nero La Tartufaia 2019 (Da botte)

Paga lo scotto di un recente travaso ed esordisce molto ridotto; lentamente disserra ricordi classici di fragola e mirtillo rosso, petali di rosa, un cenno di sottobosco. E’ agile, dolce di pesca gialla e fresco d’arancia sanguinella; tira fuori un tannino appena rugoso che dovrebbe integrarsi con il tempo.

88-90/100

Barolo La Tartufaia 2018 (Da botte)

Timido, soave: sa di erbe spontanee, rosa canina, arancia sanguinella e ruggine. E’ equilibrato, posato, tipicamente lamorrese nel tannino addomesticato e nel connubio di frutto dolce e spinta acida salivante. E’ già molto leggibile e, se fosse rilasciato seduto stante, sarebbe un Langhe Nebbiolo da brivido!

90 – 92/100

Barolo Serradenari 2018 (Da botte)

Di gran fascino. Sa di ribes rosso e viola, lavanda, ghisa. Abbina un frutto chiaro, nitido da Borgogna che conquista e rapisce a tannini di seta e acidità sanguigna. Forse il finale è un po’ contratto, ma ha tutto il tempo di distendersi. Enfant prodige.

93-95/100

Barolo Marassio 2018 (Da botte)

Incipit bizzarro di legno di sandalo e resina di pino. Poi il solito mix di mirtillo, lampone, violetta, tratti terrestri appena accennati. In bocca è imperniato su di un tannino forzuto, ancora selvaggio, che ritma un finale lungo ed elegantissimo. Che dire… ancor più prodige!

94-96/100

Langhe Pinot Nero La Tartufaia 2017

Naso arioso, palato materico. Profumi da femme fatale: lavanda, rosa canina, fragolina, cipria. Tannino gagliardo che smentisce l’impressione di leggerezza e rimpolpa un sorso che sa di Langa. Meglio dimenticarselo in cantina per un paio d’anni.

90+/100

Barbera d’Alba 2018.

Prodotta con uve acquistate in zona Monforte d’Alba. Anche qui Giulia ha voluto interpretare in chiave leggera ed elegante un’ uva che tutti tendono a forzare per produrre vini muscolosi, concentrati. Il profumo è leggero, delicato: lampone e violetta vanno a braccetto con ricordi balsamici e di grafite. Lo sviluppo è dritto, leggero, quasi effimero, ma molto piacevole. Passa in tonneaux.

86/100

Langhe Nebbiolo Pian delle Mole 2018

Dalla vigna più bassa – si fa per dire! – della tenuta, un “vin des copains”, ovvero un vino del quale una coppietta di innamorati potrebbe bersi un paio di bottiglie in spensieratezza. Profuma di fragola, rosa, menta e liquirizia; entra fresco e peperino, fruttato e disinvolto. Scorre senza intoppi e chiude preciso.

87/100

Barolo La Tartufaia 2016

Lamorrese, che più lamorrese non si può. Il bouquet alterna toni fruttati, floreali a idee di ruggine, pellame e un filo di erbe disidratate. Il sorso è già disteso e compassato: il tannino è perfettamente fuso nel corpo e il frutto morbido, goloso domina il finale di buona lunghezza. Quanta bella giovinezza che si fugge tuttavia…

90/100

Barolo Serradenari 2016

Registro simile e allo stesso tempo diverso da quello del fratello minore: li uniscono il frutto e la traccia floreale, ma qui c’è anche humus, spezia orientale, cannella, un’idea di tabacco e parecchia mineralità. La gustativa è sempre soave, croccante di lampone, pesca gialla, melagrana, ma il tannino mostra i suoi spigoli e la verve acido-sapida traina un finale spiazzante per delicatezza e contestuale profondità. Veramente notevole.

95/100

Barolo Marassio 2016

Timbro scuro e possente: profumi impetuosi di tabacco e carbon fossile, ,legno di sandalo, rosmarino, spezie piccanti a volontà. Gusto tenace da vino d’alta quota, con tannino austero in bella mostra, acidità travolgente e finale su toni per niente accomodanti di ruggine e agrume. E’ un lamorrese serralunghiano e, in quanto tale, ha bisogno di parecchi anni di riposo in bottiglia. Ma di doman v’è certezza…

94+/100

Giulia Negri

Borgata Castagni, 35

12064 La Morra CN

Visite: si, su prenotazione

Distribuito da: Visconti43

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