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Champagne in crisi, Prosecco in crescita. Dom Perignon e Cristal resistono

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Brutte notizie per i produttori delle bollicine più famose del mondo. La pandemia ha infierito un duro al colpo all’industria, che ha perso oltre un quarto del fatturato nell’anno della pandemia. I brand più affermati, però, hanno tenuto botta.

È quanto riferisce The Drinks Business nel report appena pubblicato sullo stato del comparto. I risultati sono comunque migliori rispetto al previsto: le spedizioni sono scese del 18% e non del 30%, come era stato pronosticato a metà anno. La ripresa dei mercati nel periodo natalizio ha consentito di contenere le perdite, ma il dato finale é impressionante: dai 5 miliardi di euro del 2019, anno record per l’AOC, si è passati ai 4 miliardi di vendite totali in quest’anno nero. Quanto al volume di bottiglie spedite – 245 milioni – bisogna tornare indietro agli anni 90’ per trovare una cifra simile. Negli ultimi dieci anni le spedizioni si erano sempre attestate sopra la soglia dei 300 milioni di bottiglie, con un leggero calo nell’ultimo triennio a fronte di un aumento di valore che aveva consentito di raggiungere la sopraccitata cifra record nel 2019. 

E’ andata un po’ meglio del previsto – riferisce il direttore del CIVC Maxime Toubart a Reuters – Anche se non possiamo festeggiare, in giro per il mondo ci sono state comunque occasioni di celebrare, e lo Champagne è simbolo di celebrazione”. L’agenzia stampa riferisce anche che il mercato più colpito è stato quello nipponico (-28%). Il dato può stupire se si considera che in Giappone non sono state introdotte restrizioni dure come quelle attualmente in vigore in Europa, ma bisogna tenere conto della durissima recessione (-28% del PIL a metà anno, con un miglioramento nell’ultimo trimestre) che il paese sta fronteggiando. In Francia e nel Regno Unito, invece, le perdite si sono attestate attorno al 20%. Decisamente migliore la situazione in Australia, dove si è registrata una crescita del 14%.

Tutt’altra la situazione del Prosecco DOC, unico spumante che ha tenuto botta nel 2020 ed è riuscito addirittura a crescere in quantità, con 500 milioni di bottiglie vendute (+2,8%). Sul fatturato non sono attualmente reperibili dati che permettano di fare un paragone – che peraltro sarebbe piuttosto complicato – ma è evidente che il prezzo medio molto basso e la consolidata presenza in GDO abbiano reso possibile questo risultato.

Un ultimo fenomeno di cui tenere conto è la palese asimmetria di questa crisi. Nel report, infatti, si afferma – pur senza fornire dati – che le grande marques hanno registrato dati in controtendenza. In particolare Cristal e Dom Perignon hanno registrato un aumento di vendite, soprattutto nel mercato britannico. Sembra addirittura che le ultime annate siano andate “sold out” in tempi record. Come si suol dire, il “lusso non conosce crisi”. Nemmeno la pandemia può placare la sete dei più abbienti sudditi della regina.

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