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Bianchdùdui: l’incredibile Moscato affinato 16 anni sotto la flor

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Esistono vini oggettivamente ben fatti, vini coinvolgenti e vini semplicemente miracolosi. Il mio ultimo assaggio dell’anno fa parte della terza categoria.

Vent’anni per un Moscato d’ Asti credo siano, a giudicare dalla “shelf life” media delle versioni secche e dolci, l’equivalente di 100 anni per un Rosso d’invecchiamento (Barolo in primis). Parafrasando Gianni Morandi, “uno su mille ce la fa” a superare il traguardo già importante del biennio di vita e a regalare soddisfazione un po’ più in là nel tempo. Quell’uno provoca gioia e rammarico allo stesso tempo: da un lato sei contento che da uve considerate “minori” si tirino fuori vini di questo calibro; dall’altro ti rendi conto di quanto potenziale sia sacrificato per seguire i dettami del mercato, che dalle varietà aromatiche pretende che si producano vini freschi, disimpegnati, dannatamente prevedibili.

Bianchduddui è il vanto di Vittorio Bera, azienda del catalogo Triple A che fa forza sul terroir di Canelli, Grand Cru del Moscato. Per sedici anni riposa sotto il velo magico della flor, sostanza per molti versi misteriosa che scherma dall’influsso dell’ossigeno i migliori vini ossidativi (Sherry, Madeira, Vin Jaune de Jura). É uscito fuori dal lungo riposo nel 2016 e, all’alba dell’ultimo giorno del suo ventesimo anno di vita, presenta un colore mediamente ambrato, opaco ma senza eccessi, ed esala un guizzo di volatile che intensifica l’impianto aromatico ancora integro: litchi, mostarda di pere, rosa bianca appassita, propoli, cannella, una spinta balsamica freschissima. Il gusto è leggero, longilineo e cadenzato da rintocchi amarognoli di erbe officinali che bilanciano il frutto e il fiore. Ci sono anche tratti di mandorla e gheriglio di noce da vin jaune che lo rendono più complesso senza compromettere la fluidità dello sviluppo.

Mi piace – anche se a volte non serve – fare paragoni con vini più conosciuti e blasonati, ma questa volta non trovo un parallelo che calzi a pennello. Bianchduddui é un vino che fa storia a sè: ricorda a tratti un Vin Jaune, ma ha l’aromaticitá di un classico Moscato bianco. Sta bene da solo, magari accompagnato da un po’ di musica classica. Se, però, volessi godermelo durante il pasto, proverei con la bottarga, il pollo al curry, o un primo per metà mediterraneo e per metà esotico come le mitiche lingue alla Faruk, piatto a base di curcuma e scampi inventato dal ristorante La Nave di Francavilla al Mare (CH) in occasione della visita del Re d’Egitto, e rimasto in voga sulla costa Adriatica fino ai primi anni 2000.

Buon anno a tutti da Raffaele Mosca di Sommelier Life!

Punteggio: 94/100

Vittorio Bera e Figli

39 Regione Serramasio

14053 Canelli (AT)

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