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Bere vino e fare sesso: la cura del grande oncologo sfida la retorica moralista

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Vizi a piccole dosi per acquistare autostima, combattere lo stress e sentirsi più sereni. Non è un filosofo, e nemmeno un produttore di vino, a suggerire questa cura, ma David Khayat, illustre oncologo francese che il mese ha scorso ha pubblicato “Arretez de vous priver”, un libro che si oppone a tutti i moralismi e celebra la joie de vivre.

” Il vero rischio è vivere una vita senza piaceri e senza divertimento – ha spiegato David Khayat – per scongiurarlo bisogna fare dei piccoli sgarri senza sentirsi in colpa”. Il medico, che ha pubblicato oltre 500 saggi scientifici ed è primario di oncologia all’ ospedale di Nizza da più di vent’anni, critica nel suo libro l’approccio dogmatico, igienista, moralista delle istituzioni, compreso l’OMS, su temi come il consumo di carne rossa, salumi e bevande alcoliche. ” Ti dicono che un certo stile di vita può aumentare il rischio di cancro del 18%, ma non ti dicono che, alla fin fine, il rischio passa dal 2% a poco più del 2%. Ha senso mangiare una fetta di prosciutto in meno per scongiurare quel rischio?”.

Quasi sfidando i principi espressi nel Beating Cancer Plan dell’Unione Europea, Khayat incoraggia i suoi lettori a bere vino (senza esagerare, ca vans dire) e avere rapporti sessuali. ” E’ una questione genetica e di conformazione del nostro cervello – spiega in un intervista rilasciata al momento della pubblicazione del libro – la più forte delle parti del nostro cervello è quella rettiliana, la più primitiva, che ci spinge a bere, mangiare e riprodurci. Non possiamo fare muro a queste pulsioni. C’è una differenza tra desiderio e dipendenza. Bere un bicchiere di vino tutti i giorni a pranzo non fa di noi degli alcolisti. Se ne possono bere fino a dieci in una settimana senza avere nessun problema. Rinunciare a questo piacere, invece, ci rende tristi, e il malessere psicologico può avere anche effetti negativi sul corpo.”

Khayat si oppone anche all’idea di salute universale, preferendo il concetto di salute personale. ” Ogni persona ha delle esigenze diverse. Quello che è buono per me può non essere buono per qualcun altro. La retorica della colpevolizzazione ci spinge spesso a fare scelte che non sono adatte a noi, e questo si ripercuote sul nostro umore, causando tanto stress. E poi la libertà di decidere sulla propria salute è una liberta fondamentale. Bisogna avere il diritto di scegliere se essere sani o malati. Io combatto ogni giorno per tenere in vita i miei pazienti, e quindi so bene che valore abbia la vita. Considerando anche che l’immortalità non esiste, mi domando: che senso ha sprecare quest’esistenza privandosi di tutto e sentendosi sempre colpevoli?!”

Fonti: The Drinks Business, Le Figaro

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