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Banfi Piemonte: degustazione degli Alta Langa con il nuovo 100 mesi

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Del mio lavoro, ho sempre amato la sfida contro il tempo (soprattutto quando tempo non ce n’è), l’ andare sempre alla ricerca di una nuova cantina, più o meno piccola, che regali qualità ed emozioni. Ma ho sempre altresì guardato con ammirazione e rispetto chi ha fatto del vino italiano una bandiera e motivo di orgoglio nel mondo.

C’è un Paese in Toscana, con un’area comunale delimitata dalle valli dei fiumi Orcia, Asso e Ombrone: Montalcino. Qui, tra gli anni 50′ e 60′, per effetto dell’abolizione della mezzadria e della costruzione dell’Autostrada del Sole (che, di fatto, era una nuova e più rapida via di comunicazione e trasporto merci rispetto alla Via Francigena), in pochi anni si assistette alla crisi del comune, che perse più della metà della popolazione, vedendo le proprie terre e i propri vigneti abbandonati. Una famiglia contribuì alla rinascita del sistema vinicolo montalcinese: la famiglia Mariani.

Questa dinastia italo-americana, già a capo di uno delle più grande agenzie d’importazione di vino degli Stati Uniti, dette vita alla più grande azienda vitivinicola di Montalcino, Banfi, di fatto riportando un’attenzione particolare verso la zona da parte dei mercati mondiali. Fu l’allora enologo Ezio Rivella ad indicare alla famiglia il territorio montalcinese, dove iniziarono le prime acquisizioni nel 1978, mentre, nel 1979, si decise di acquistare la casa vinicola Bruzzone fondata nel 1860 a Strevi, nel Monferrato, già famosa per i suoi spumanti metodo classico esportati in Europa, Sud America e Inghilterra. A questa, si aggiunse anche un’azienda di 30 ettari nella zona del Gavi.

La cantina Bruzzone, essendo situata all’interno del Paese, non aveva possibilità di ampliamento, pertanto si è deciso, a partire dagli anni 80 e ancora oggi, di svolgere la vinificazione con le linee di pigiatura, pressatura e fermentazione nello stabilimento di Novi Ligure. Nella cantina di Strevi, invece, avvengono assemblaggio, spumantizzazione, affinamento, imbottigliamento. Al momento, la linea di Banfi Piemonte consta di 14 referenze, di cui più della metà spumanti (Alta Langa, ma anche Asti spumante, Moscato d’Asti mosso, Brachetto) oltre a due Gavi, una Barbera, un Dolcetto d’Acqui ed un’Albarossa.

La maggior parte delle uve vengono acquistate da storici e fidati conferitori, mentre le uve di proprietà provengono dall’azienda nella zona del Gavi e da un’altra di circa 8 ettari per quanto riguarda il Brachetto. I terreni sono marnosi, calcareo-argillosi. La produzione di tutta la linea si attesta intorno a 2 milioni di bottiglie.

Sono poche le aziende piemontesi che, nel corso del ‘900, hanno deciso di espiantare vitigni autoctoni per fare spazio a vitigni internazionali adatti alla produzione di metodo classico: c’era una certa reticenza e diffidenza verso questa novità, tant’è che la storia spumantistica piemontese è segnata dalla produzione copiosa di moscato e brachetto. Tuttavia, verso la metà degli anni ’80, sette case tra cui Banfi hanno deciso di impiantare barbatelle da Pinot Nero e Chardonnay, dando vita al “Progetto Spumante metodo Classico Piemonte”: nel 1996 ha visto la luce il disciplinare di Produzione con il nome di Alta Langa, al quale hanno via via aderito anche altre aziende.

Nel 2001 è nato il Consorzio ed è arrivata la Doc; nel 2011 è stato ottenuto, invece, il riconoscimento della DOCG con effetto retroattivo alla vendemmia 2008. Il Disciplinare, molto severo, ha tre cardini importantissimi: impianti situati sulle colline della zona di Alessandria, Asti e Cuneo a non meno di 250 metri di altitudine; obbligo di produrre spumante millesimato – unico caso in Italia – con aggiunta al massimo del 15% di vini di riserva; affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi (36 mesi per il riserva).

Cuvée Aurora è nata nel 2000, all’alba del nuovo millennio: questo nome rappresenta la scoperta di nuovi orizzonti ed il coraggio del rinnovamento. Insieme a Chiara Naso, brand manager Banfi di Piemonte, ho fatto una bellissima degustazione di questi Alta Langa, assaggiando l’extra brut 2016 e brut 2012, due annate in due diversi formati di rosé ed il nuovo nato in casa, il 100 mesi 2010.

Cuvee Aurora rose 2016 Extra Brut

100% pinot nero, 4000 ceppi/ha, fermentazione e affinamento solo in acciaio, 30 mesi sui lieviti. Annata nel complesso equilibrata, inverno mite con germogliamento precoce, bilanciato da una primavera più fresca. Scarsità di piogge anche a settembre con un’alta qualità del frutto in vendemmia.

Il colore è rosa cerasuolo tenue, con perlage fine e persistente. Al naso rivela note di fragola, mela gialla, miele, rosa. In bocca entra cremoso, l’effervescenza è elegante e setosa. Lo sviluppo gioca su acidità, verticalità, freschezza con note di limone candito, fragola, ciliegia e un finale leggermente ammandorlato.

91/100 – 25€ a scaffale

Cuvee Aurora Rose 2014 magnum Brut (dal 15 extra brut)

100% Pinot nero, 90% vino annata e 10% vino di riserva affinato in legno (dal 2015, verrà utilizzato solo vino di annata). 30 mesi di affinamento e degorgement a Settembre 2017. L’ annata, piuttosto difficile, è stata caratterizzata da una stagione vegetativa cominciata con leggero anticipo e un’estate che ha visto l’alternarsi di temperature molto elevate e settimane di clima piovoso e fresco.

Il colore è rosa tenue. Al naso apre con nuance di rosa e menta; sfuma poi su leggere note tostate, polvere di caffè, frutta secca. Il dosaggio è diverso dalla 2016 e si avverte all’assaggio. Rimane comunque molto gradevole, l’acidità è spiccata, si alternano note balsamiche, frutti rossi e una delicata nota vanigliata. Molto persistente.

E’ interessante avvertire una così notevole differenza tra le due annate: rispetto alla 2016 che gioca su un frutto rosso molto marcato, la 2014 vira con più decisione su note balsamiche.

93/100 – non più in commercio

Cuvee Aurora 2016 Extra Brut

70% Pinot Nero, 30% Chardonnay. 10% vino di riserva affinato in legno, 40 mesi sui lieviti, prodotto per la prima volta nel 1997.

Il colore è giallo paglierino con riflessi oro-verde. Al naso è fragrante: presenta note di tostatura, cedro, limone ed un tocco finale d’ incenso. In bocca è elegante, cremoso, sapidità ed acidità sono ben bilanciate. Si susseguono note di agrumi e tè verde, poi nocciola, burro fuso, con un finale di bocca fresco e sapido.

92/100 – 22€ a scaffale

Cuvee Aurora 2012 brut

(dal 2014 verrà prodotto solo in versione extra brut)

70% Pinot Nero e 30% Chardonnay, 10% vini di riserva dell’annata precedente, affinato in barrique di rovere francese prima della presa di spuma, che dura 40 mesi. Stagione vegetativa regolare, primavera asciutta e giugno senza precipitazioni: estate regolare con temperature roventi sopra i 40°C dalla seconda metà di agosto.

Il colore è giallo dorato. Al naso è un’esplosione: ampio e complesso, apre con note tostate, nocciola, caramello e caffè, per poi virare su note di lievito, ma anche cacao, dattero, canditi e una punta di grafite. In bocca è veramente una bellissima sorpresa: è complesso, molto cremoso ed elegante; parte da una delicata nota di rosmarino per poi virare su caffè, burro fuso, note fragranti di pasticceria. Il finale è fresco e finemente ammandorlato.

L’ annata non è più in commercio ed è di difficile reperibilità: ringrazio l’enologo Antonio Massucco per averci dato la possibilità di degustare questo prodotto veramente eccezionale.

95/100 – non più in commercio

Cuvee aurora riserva 100 mesi Magnum

70% Pinot Nero, 30% Chardonnay. 40 mesi sui lieviti, 10% vini di riserva dell’annata precedente, affinato in barrique di rovere francese. 40 mesi sui lieviti, degorgement parziale a Dicembre 2016. Stagione vegetativa regolare, primavera asciutta e giugno senza precipitazioni: estate regolare con temperature roventi sopra i 40°C dalla seconda metà di agosto.

E poi arriva lui… la prima annata prodotta di questo sfavillante Alta Langa si presenta con un giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso è fresco e complesso: apre con toni di agrumi, arancia candita, cocco, per poi virare su note floreali, camomilla, brioche e note tostate. In bocca è ampio, fresco, verticale, sapido, con un’ottima spalla acida. Offre un’entrata cremosa, con una bellissima espressione balsamica che vira poi su sentori di miele e cedro; poi di nuovo incenso, crema pasticcera e vaniglia. La bevuta è sfaccettata e al tempo stesso rinfrescante e dinamica. Il finale è ricco e di lunghissima persistenza.

97/100 – 90€ a scaffale


Banfi Piemonte

Via Vittorio Veneto, 76

15019 Strevi – Alessandria

Tel. +39 0144 362 600

Fax +39 0144 363 777

E-Mail: banfi@banfi.it

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